Editori (a sbafo) - Graziella Martina - In viaggio con gli scrittori

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Editori (a sbafo)

Che un editore non ti paghi un lavoro è comprensibile, che per fare questo usi ragioni che sono offensive, è inaccettabile.
Allora, ricorri alla legge. Ma, date le lungaggini e le disfunzioni della nostra giustizia, l'operazione diventa un calvario. Trovarsi il mattino presto al Tribunale di Milano per chi abita in un'altra città vuol dire partire di casa alle quattro, sempre con l'ansia di uno sciopero o di qualche imprevisto, che faccia slittare ancora di più i tempi. E questo non per una, ma per ben dieci volte, nell'arco di quasi due anni. E poi le ore passate in coda, le attese, i documenti che non bastano mai... Una vera tortura. Non solo, ma con una spesa di gran lunga superiore alla piccola somma richiesta come compenso.
Però, non potevo acconsentire a sentir definire "revisione" un lavoro che è stato invece frutto di un grande impegno. E per giunta veder attribuire a me questa definizione. Folle! No, io avevo detto invece che la traduzione precedente di quel testo, per quanto famosa, conteneva molti errori, che io avevo corretto.
Certo, io ero stata ingenua ad eseguire un lavoro senza un contrattto scritto, fidandomi, ma solo dopo la sua pubblicazione era diventato palese, attraverso rinvii protratti all'infinito, che la manodopera doveva essere considerata gratuita. Ma, ripeto, i soldi mi interessavano fino a un certo punto. Quello che mi ha deciso ad agire è stata la doppiezza della persona, le sue simulazini.
Come si suol dire, però, c'è un pò di giustizia a questo mondo e le cose si sono volte a mio favore. Confesso però che avrei fatto a meno di questa dura prova, dura anche dal punto di vista psicologico. Il mio carattere, già pessimista per natura, lo è diventato ancora di più.
Ma quello che è stato davvero vergognoso sono state le piccole vendette successive. Lo strappare dalla parete dello stand del socio un mio dépliant che, sul retro, reclamizzava un libro curato da me e di prossima uscita presso di lui, il bloccare l'ingresso dello stand per impedirmi di accedervi e andare a parlare con lui, costringendomi a farlo dall'esterno, cose così...
La meschinità dell'animo umano è davvero senza limiti!

 
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