La Sindone e Torino - Graziella Martina - In viaggio con gli scrittori

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IL MISTERO DELLA SINDONE

Quelle tracce inspiegabili sul lenzuolo




   La parola Sindone deriva dalla lingua greca e indica il lenzuolo con cui, presso gli Ebrei, si avvolgevano i corpi prima della sepoltura. La Sindone conservata a Torino è un tessuto rettangolare di lino con commistioni di cotone e ha una trama irregolare.
  Il lenzuolo conserva l’impronta negativa della parte anteriore e posteriore di un corpo maschile di statura medio-alta. Dopo che la salma era stata depositata sul telo disteso, questo è stato ripiegato sul davanti del corpo, dalla parte della testa. L’impronta lasciata ci dice trattarsi di un uomo sottoposto prima a flagellazione e poi crocifisso. Il volto, incorniciato da barba e capelli lunghi, reca segni di lesioni e sul capo vi sono segni di un casco di spine. Altre lesioni di cui c’è l’impronta sono una ferita all’altezza del quinto spazio intercostale sinistro e i segni di un centinaio di colpi di flagello sulla schiena. La spalla destra risulta più bassa della sinistra e presenta una profonda escoriazione. Gli arti superiori mostrano una trafittura in corrispondenza della regione carpica dei polsi, dove è stato infisso il chiodo. Le mani sono incrociate davanti al pube, con quella sinistra sopra. La figura anteriore riporta solo parzialmente l’impronta dei piedi, che invece sono riprodotti totalmente nella parte plantare posteriore.
   Sul lenzuolo, che originariamente era bianco e che ora è molto ingiallito, sono visibili delle righe, delle tracce di bruciatura e degli aloni d’acqua. I segni lasciati dalle fiamme sono conseguenza dell’incendio di Chambéry del 1532, quando la Sainte Chapelle, dove era custodita la Sindone, andò a fuoco. Gli interventi più vistosi sulla Sindone sono stati fatti proprio dalle Clarisse di questa città, che hanno applicato sui fori dei rattoppi a forma di triangolo.

LA STORIA DELLA SINDONE

In viaggio da Oriente



  Poche sono le notizie storiche sulla Sindone antecedenti il 1300, quando essa è arrivata in Occidente. Iinoltre, i pochi documenti che la menzionano non la descrivono. Atteniamoci dunque a quello che sappiamo a partire dal 1353, quando essa entrò in possesso del nobile francese Goffredo di Charny, signore di Lirey, che aveva fatto costruire una cappella apposita per ospitarla. In questa cappella è iniziata la pratica delle ostensioni, a cui accorrevano frotte di pellegrini.



 Nel 1453 la Sindone è stata ceduta a Ludovico I, secondo duca di Savoia, che l’ha esposta a Chambéry, prima di farla viaggiare in altre città francesi e piemontesi, per solennizzare matrimoni, anniversari nobiliari e altro.
   Nel 1506 il Papa ha autorizzato ufficialmente il culto della Sindone e ne ha fissato la ricorrenza liturgica il 4 maggio.
   Purtroppo, il 4 dicembre 1532 è scoppiato un incendio nella sacrestia della cappella di Chambéry (quello degli incendi era uno dei pericoli più frequenti, insieme ai furti) e il lenzuolo è stato danneggiato.


L’ARRIVO NELLA CAPITALE

La Sindone a Torino



   Nel 1578 l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo voleva recarsi a piedi a Chambéry per prostrarsi davanti alla Sindone in ottemperanza ad un voto fatto durante l’epidemia di peste. Per abbreviargli il percorso, Emanuele Filiberto di Savoia ha deciso di trasferire a Torino il prezioso lenzuolo. Questa è stata l’occasione del trasferimento, ma in realtà i motivi erano altri. Egli aveva deciso di spostare a Torino anche la sede principale del Ducato Sabaudo e la Sindone poteva svolgere una funzione di legittimazione della dinastia e dello stato emergente, di cui aumentava il prestigio.     
   Dapprima il Sacro Lino è stato posto nella chiesa di S. Francesco, da cui è stato trasferito a Palazzo Reale. Nel 1694 era pronta la cappella progettata dal Guarini per contenerlo e questa è diventata la sua sede definitiva.




Cronologia delle Ostensioni


   Le ostensioni hanno scandito nei secoli l’esistenza della Sindone. Un tempo erano annunciate da un editto del sovrano, da manifesti illustrati e con lettere dei Vescovi e non consistevano nel porre il Sacro Lenzuolo dietro a un cristallo, come avviene oggi. I vescovi e i cardinali stavano su di un palco eretto su una piazza e tenevano alzato il Lino impugnandolo davanti alla folla. Le ostensioni ordinarie avvenivano il 4 di maggio di ogni anno, quelle straordinarie quando c’era un evento da rendere più importante.




Per commemorare l'Ostensione del 2010 le Poste Italiane hanno emesso questo bel francobollo.


I miracoli della Sindone

   Uno degli aspetti della devozione alla Sindone è quello di invocarne la protezione, come si fa con i santi. Ci si è rivolti a lei perché facesse cessare una malattia o una pestilenza, o  affinchè scongiurasse una guerra. Nel corso dei secoli, ci sono stati dei miracolati: alcuni ciechi hanno riacquistato la vista, dei sordi hanno recuperato l’udito, degli zoppi e degli storpi sono tornati sani e degli indemoniati si sono liberati dal demonio. A Torino, nel giorno in cui se ne festeggiava l’arrivo, un ragazzo muto ha riacquistato la parola.


SINDONE E SCIENZA          

Indagini e scoperte



   Gli esperimenti scientifici effettuati sulla Sindone si possono raggruppare in due filoni: quelli volti alla ricerca di che cos’è la Sindone e quelli volti a stabilirne l’età.  
Gli studi sulla Sindone hanno subito una svolta nel 1898, quando l’avvocato Secondo Pia ha scattato alcune foto al lenzuolo. Sul negativo è apparsa l’immagine positiva dell’uomo sindonico e il suo volto maestoso ha destato un’enorme emozione.   
   Un punto su cui tutti gli scienziati sono d’accordo è che l’immagine non è dipinta. Il problema della sua formazione, tuttavia, malgrado le sofisticate tecnologie usate, non è ancora stato risolto. Sono state analizzate anche le tracce di sangue dell’immagine, che non si è formata per contatto.






La ricostruzione ha però svelato che essa contiene delle caratteristiche tridimensionali.
   Fra le scoperte più recenti vi sono le tracce di due monetine romane poste sulle palpebre e di alcune scritte di fianco al volto e alla base.
   Altri scienziati hanno effettuato esperimenti sul telo, per cercare di datarlo, ma i risultati sono piuttosto controversi e il problema è lontano dall’essere risolto. Il botanico svizzero Max Frei- Sulzer ha prelevato particelle minerali, spore di funghi e pollini, fra i quali ha identificato quelli di una trentina di piante tipiche del Medio Oriente…




Per saperne di più leggi il libro:

LA SINDONE E TORINO

Ed.  ALZANI




Il Duomo era pronto ad accogliere i pellegrini per la visita alla Sindone




I volontari erano lì per aiutare...





Qualcuno si è recato a vedere anche gli affreschi che raffigurano la Sindone.
Uno di essi è in piazza S. Carlo a Torino, gli altri sono sparsi nella regione.



(Le foto sono state scattate da Enrico Davalle)










L'autrice con il prof. Gian Giorgio Massara e lo scrittore Massimo Centini alla mostra sugli affreschi della Sindone a Palazzo Lascaris

 
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