Scandalosa Colette - Graziella Martina - In viaggio con gli scrittori

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Si ha un bel dire, ma l'immagine di Colette continua a essere legata, più che al suo genio di scrittrice, agli scandali della sua vita e alla spregiudicatezza di alcune delle sue opere, non fra le più belle.
Ultimamente è uscito un film, molto elegante, dalle atmosfere rarefatte, ma anche molto superficiale, tratto dal suo libro Chéri. (Incidentalmente, sul biglietto d'ingresso alla sala cinematografica torinese dove si proietta Chéri è stampato un buono che dà diritto a un "Crispy Bacon", gratis, in uno dei negozi di una famosa catena di Fast Food. La gourmande Colette si rivolterà nella tomba!). E' anche uscito un libro, incentrato sulle lezioni di nuoto impartite dalla scrittrice al figliastro Bertrand nell estate trascorsa con lui e con molti amici a Rozven, sulla costa bretone.
Io ho dedicato due paginette del mio libro su Colette a Chéri, e all'esperienza vissuta dalla scrittrice, riportate qui sotto...


...Colette ha una relazione con il figliastro Bertrand. Il marito non approva, ma per alcuni anni divide ancora con lei la casa e la carriera, fino a quando non esplode lo scandalo. Per caso, si ritrovano tutti in Algeria, dove la scrittrice rimpinza di couscous e di datteri il giovane amante, come in Chéri - il libro che la porta quasi alla rottura con l’editore, rottura sanata con l’invio di una coppa di cristallo blu piena di deliziosi cioccolatini – la matura Léa rimpinza di fragole e di caffelatte – il famoso caffelatte della portinaia - l’innamorato ragazzo.
   “Un certo café au lait de concierge di cui ho parlato in Chéri ha risvegliato molte curiosità, che io ho lasciato – per così dire – inappagate. Una volta una portinaia mi ha dato la ricetta di una colazione adatta a scacciare i brividi  dei mattini invernali.
  Prendete una piccola zuppiera, quella individuale che si usa per gratinare le minestre oppure una grossa ciotola di porcellana da fuoco. Versatevi il caffelatte zuccherato e dosato secondo il vostro gusto. Preparate delle belle fette di pane – pane casereccio, quello inglese non è adatto- imburratele generosamente e posatele sul caffelatte, che non le deve sommergere. Non rimane che mettere tutto nel forno. Tirate fuori la vostra bella colazione solo quando è di un bel colore brunito e croccante, quando esplode in grosse bolle oleose.
  Prima di rompere lo strato di pane, gettatevi una spolverata di sale. Il sale morde lo zucchero, lo zucchero leggermente salato è un grande principio trascurato dalla pasticceria parigina, che è più insipida senza un pizzico di sale.”  
   Henry chiede il divorzio e Colette parte per il sud della Francia, dove tiene una serie di conferenze e di spettacoli. A Nizza, il clima delizioso della Riviera, il mare e i fiori danno una tregua ai suoi conflitti. “Sto lottando contro la tristezza con un appetito intenzionale, diretto in gran parte verso i frutti di mare.” Ma il cibo - il delizioso scorfano farcito, i piatti conditi con l’aglio, il timo e l’olio d’oliva, il vino rosato che accompagna il melone, la pesca sugosa - non bastano. Distoglie il pensiero da boulevard Suchet perché sa che quando tornerà troverà la casa vuota.
   Mangiare è il solo modo di dimenticare il dolore e di scongiurare la cattiva sorte. Quando rientra a casa, evita la sala da pranzo, che chiude accuratamente e si porta il cibo in camera sopra un vassoio. “È lo spuntino delle donne sole”dice. Passa l’estate in Bretagna, a Rozven. “Il fascino della villa di mattoni affacciata sulla spiaggia deserta di dune sabbiose non colpisce immediatamente, ci si affeziona col tempo” scrive alla madre. Nuota tre volte al giorno, pesca i granchi e i gamberetti. A volte esce a pescare anche di notte, con la luna piena. Strappa le erbacce dal giardino, scava una scalinata nella collina dietro la casa. Malgrado l’attività fisica intensa ha ormai raggiunto gli ottanta chili, è una grossa tritonne, la cui ciccia fa capolino dai buchi del costume traforato. “Ho l’aria di una gruviera in lutto”dice.  Gioca a fare la matriarca con le scrittrici sue ospiti. “Gli uomini vanno e vengono – scrive nel libro La Vagabonda - ma due donne immerse l’una nell’altra non immaginano neppure di separarsi, si identificano completamente, soffrono come un solo corpo.” Il figliastro Bertrand la preoccupa con la sua mancanza di appetito. È oltraggioso che non abbia fame a colazione, che rifiuti l’anatra arrosto fredda o la pelle dell’oca in casseruola che lei gli offre. Il pomeriggio, Colette va a visitare le nasse per gli astici e sceglie quelli per il court-bouillon della cena. Le piace divorarli immersi nel loro guazzetto, a base  di vino bianco e di spezie, con aggiunta di burro e di prezzemolo.
   “Da un lato ci bagnava la pioggia fine e vaporizzata del bordo del mare, che ammanta le guance e i capelli di un velo d’argento, dall’altro ci asciugava il vento. Solo la fame ci spingeva verso la nostra grande casa di legno, che odorava di nave. Io mi inerpicavo in fretta su per la scala, impaziente di annusare i piccoli astici in brodo, le fette di tonno con lo scalogno, spesse come quelle di vitello; saltavo su per i gradini lasciandovi il segno dei miei piedi nudi, freschi e umidi come quelli di una selvaggia.” racconta nel Ritiro sentimentale...

Forse anche a causa della fama di autrice scollacciata di Colette, guardate dove è stato collocato il mio libro in occasione di una Mostra del Libro...



 
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