Quirino Principe
Cultore e aiutante del demonio
Ho sempre avuto l'abitudine di ringraziare gli scrittori e i giornalisti che hanno recensito i miei libri e le mie traduzioni e, ove possibile, scambiare due parole con loro. Ho fatto lo stesso, o, per meglio dire, ho cercato di fare lo stesso anche con Quirino Principe, quando l'ho incontrato al Salone del Libro di Torino. La sua era in realtà una semplice menzione, piuttosto negativa, della mia traduzione del Viaggio musicale in Italia di Berlioz. Avrei voluto dirgli che ciò che per lui era una cosa negativa, rappresentava il motivo per cui io avevo fatto il lavoro. Purtroppo il nostro incontro è stato molto breve e piuttosto sgradevole. Appena gli ho detto chi fossi e ho menzionato la traduzione che avevo fatto, lui mi ha subito interrotta dicendomi che c'era già quella della Visentini, sottintendendo che la mia era dunque superflua.
Ma una delle ragioni che mi hanno indotta a riproporre questo testo era relativa al fatto che le Memorie sono un testo di seicento pagine e in quanto tale, secondo me, riservato soprattutto ai musicofili. Io trovavo invece che i capitoli dedicati da Berlioz ai suoi due anni di permanenza nel nostro paese, anche se contengono diverse pagine dedicate alla musica italiana, da lui sbeffeggiata, potevano essere considerati un diario di viaggio. Il musicista racconta le sue esperienze in modo ironico e divertente e per questo motivo esse possono suscitare l'interesse di un pubblico più vasto.
C'è un secondo motivo, non meno importante, che mi ha indotta a intraprendere il lavoro. Scorrendo il testo della Visentini, peraltro tradotto vent'anni prima (trovo che non sia sbagliato riproporre una nuova traduzione a distanza di tempo) mi era parso di vedervi diversi errori. Alcuni forse più trascurabili, come ad esempio le virgolette alte messe al suono onomatopeico Pinck! Panck! (pag. 156) che, anche se inserito in un lungo dialogo non ne fa tuttavia parte e in quanto tale non le vuole. L'edizione originale e l'accuratissima traduzione inglese non le contengono. Trovo poi fuorviante tradurre con "Non c'è anima viva" un breve sottotitolo del cap. 34 il cui significato è semplicemente "Nessun morto", che si lega all'ironica frase riportata sotto.
Ci sono alcuni errori tipografici quali "ala memoria di Cristoforo Colombo" a pag. 156, "rimromba" (pag. 190) anziché rimbomba e citazioni in lingua originale riportate in modo scorretto, come "le sabre des spahis... je ne suis point Tartare..." anziché "le sabre du spahis... je ne suis pas Tartare..."
Fra gli errori più gravi, tuttavia, ci sono le frasi o le parti di frasi saltate, non so bene perché. Fra queste, ad esempio, la parte di frase "nessun eremita grave e calmo" (pag. 168), le frasi intere "Naturalmente i pensionari avevano cura di non mancarvi" (pag. 172) e "Quanto alla musica essa era degna di simili esecutori" (pag. 195). Inoltre, a pag. 196 la frase riportata da Berlioz in italiano è "Perbacco! Non burlate! Imparate, pezzi d'asino, che quel virtuoso meraviglioso è il marito mio!" e non "Perbacco! Non burlate! Sappiate, pezzi d'asino, che quel virtuoso meraviglioso è mio marito". Ci sono poi dei termini tradotti in modo sbagliato come ad esempio nella frase a pag. 174 riferita a Teresa Guiccioli "donna ammirevole e rara, della quale egli (Byron) è stato così profondamente preso...". In realtà la frase corretta è: "dalla quale egli è stato così profondamente compreso", non "preso". In italiano il nome abitualmente usato per il cavallo di Don Chisciotte è Ronzinante, non Rossinante (pag. 179). Ma l'errore più macroscopico è a pag. 202, dove "un esperimento di fisica", descritto di seguito nei dettagli, diventa "un'esperienza fisica". Davvero assurdo. A pag. 211, fra i numerosi paesi elencati, manca, chissà perché, l'Inghilterra, che dovrebbe comparire dopo la Germania. A pag. 221 c'è la frase "salgo su di un'orribile carretta", mentre a pag. 223 "il corpo venne messo su una specie di barella coperta...". A pag 222-223, il Duomo (di Milano) è scritto prima con la maiuscola, poi con la minuscola. Un altro errore grave è a pag. 223. La frase con cui Berlioz descrive la giovane morta deposta sul tavolo dell'obitorio deve essere tradotta "Un lungo vestito di percalle bianco, annodato intorno al collo e sotto ai piedi...", non "... sopra ai piedi", che non avrebbe senso. E via discorrendo...
Per questo ritengo di aver fatto una buona scelta nel ritradurre le belle pagine del suo libro Viaggio in Italia.